Ventun grammi possono essere pesanti. Molto pesanti.
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Più di *loading* neuroni bruciati
Fanculo San Valentino!
...quando tutto sembrava destinato ad ammuffire tra le ragnatele dell'attesa, ecco che all'improvviso, tutto luccica e risplende!
Ed è proprio quel posto, quello che desideravo, quello che mi garantiva più possibilità, più crescita, più soddisfazione personale. Quello che, paradossalmente, mi sembrava impossibile ottenere, dato lo strano e inusuale impaccio che mi aveva bloccato durante il primo contatto con l'azienda. Sapevo di non aver presentato al meglio le mie potenzialità e ne soffrivo. Tanto.
E ora, si farà. Richiederà impegno e dedizione, tempo e voglia di riprendere gli studi.
Ho ottenuto rara fiducia.
Ripagherò. Con gli interessi.
Non c'è più buio la' davanti. Nè foschia. Posso riprendere il mio viaggio, con un sorriso.
Se è vero che noi siamo quello che mangiamo... allora sono un verme! Anzi... un gusano!
"Troppo giovane. Troppo vecchio. Troppo esperto, troppo caro, troppo a basso prezzo per essere bravo. Troppo in gamba per questa posizione, troppe certificazioni ma manca quella che serve a noi. Troppo sveglio, troppe differenze tra realtà vecchia e quella nuova".
Troppo, troppo, troppo.
Io direi piuttosto che troppo spesso ho a che fare con troppi, troppi personaggi di dubbia serietà e di incredibile coglionaggine.
Ma alla fine, mi diverto troppo ad andare oltre i miei limiti, a spezzare le catene che ancora mi vincolano qui.
Vaffanculo!
Sì attendo. Certo che attendo, ma solo perchè non ho altra scelta. E le attese mi snervano, mi rendono incapace di organizzarmi, di prendere decisioni razionali rispetto al mondo che mi circonda. Mi rendono irritabile, molto irritabile. Soprattutto se ho dato disponibilità immediata e dalla controparte mi è stata promessa una risposta. Un'ora. Una data. Risposta che sarebbe dovuta arrivare già da qualche tempo.
Catene d'attesa: più ne spezzo, e più nuove e resistenti mi stringono il collo. Non sono un cane da tenere al guinzaglio... e abbaiare non mi piace affatto. Proprio no.
Periodo di letargo. Di giorni clonati. Di attese prolungate senza la possibilità di ingannarle, e l'umore ne risente in negativo. Detesto dipendere dalle scelte altrui. Detesto non avere scelta se non quella di aspettare. Ovviamente, cerco di tenermi occupato in tutti i modi possibili ma non basta: dietro al film, al libro, agli hobby e a tutto quello che è intrattenimento o, più generalmente un interesse da coltivare, c'è uno sfondo statico che mi impedisce di essere sereno. Una consapevolezza di non-evoluzione. Non è noia. So benissimo che non è noia.
E' distillato di inquietudine.
Allo stato puro.
Preso da una imprevista e più alta percezione del mondo che mi circonda, ho perso completamente un ciclo della natura. Ieri era estate piena. Oggi è quasi inverno. Giorni e mesi passati a riflettere, osservare, assorbire ogni minimo input esterno, senza comunicare più dello stretto necessario. Ho conservato.
Troppi impegni, troppi casini, troppi dolori. Ma c'è un premio: con tutti i rischi correlati, c'è comunque una vita nuova di zecca da cominciare.
Ci sono chilometri da percorrere, c'è un'altra casa da riempire, un lavoro da trovare, tanti sogni che aspettano solo di essere avverati.
Ora! Più che mai.
...e ovviamente c'è sempre qualcuno che se ne approfitta!

Stamattina il cielo piangeva. Lacrime grosse e fitte che ho trovato di pessimo auspicio.
La luci abbaglianti di una sala operatoria e un telefono che non suona. E' troppo presto, forse. Pensieri che schiacciano il cervello e, per sopravvivere alla pressione, si fa finta di niente. Miliardi di persone, miliardi di storie diverse. Piccole tragiche commedie.
Sono distrattamente interessato da quello che dovrei fare, in un giorno che sembra come tanti altri ma che proprio come tanti altri non è.
E' giorno di dubbi. E' una linea piatta.
Pochi minuti passati lì dentro durante la notte, ma nella mia testa continua a risuonare il pianto disperato di quella donna. Non l'ho nemmeno vista in volto, non so se fosse in attesa di una visita o se fosse l'accompagnatrice di qualcuno. Non so che età avesse nè il colore della sua pelle.
Ma so che soffriva. Troppa sofferenza. Troppo dolore mischiato a quella rabbia inconfondibile di chi si chiede: "Perchè?".
Non lo so, il perchè. Davvero non lo so. Se non mi facesse così male vedere l'Uomo dentro al Paziente, forse avrei studiato Medicina. Forse avrei potuto fare qualcosa di più che camminare lentamente verso l'uscita.
Sai. da uomo comune, avrei voluto avere il coraggio di abbracciarti, chiunque tu fossi stata per farti capire che il tuo dolore è anche il mio. E' quello del mondo che davanti alla sofferenza più grande si leva ogni maschera. Avrei voluto osare e condividere.
Ora, smetti di piangere. Te ne prego.
L'illusione di totale libertà si è consumata. Sparita. E' implosa come una stella instabile, troppo giovane per sopravvivere alle leggi del cosmo. Ha lasciato spazio a un vorace buco nero nel quale i Pensieri vengono inghiottiti senza lasciar traccia.
Mi consolo pensando che le ultime due settimane sono servite a qualcosa di più che ad ottenere un' abbronzatura che mancava da tempo. Ho ottenuto nuove consapevolezze e, di conseguenza, nuovi limiti da superare. Una nuova confusione da riorganizzare. L'equilibrio del caos da ritrovare.
Sono tornato. Oppure sono appena partito.
Non so.
""L'amore non è già fatto. Si fa.
Non è un vestito già confezionato, ma stoffa da tagliare, preparare e cucire.
Non è un appartamento "chiavi in mano", ma una casa da concepire, costruire, conservare e, spesso, riparare.
[...] è lungo tragitto di fiume dai molteplici meandri, qualche volta in secca, altre volte traboccante ma sempre in cammino verso il mare infinito"
Michel Quoist
Oggi è una di quelle giornate nelle quali il mondo sembra essersi coalizzato per farmi girare le palle... ma pensando alle ferie imminenti, quasi quasi riesco a fermare questo moto vorticante di testicoli e a concentrarmi su altre faccende, più importanti, più rilassanti e sicuramente meno dispendiose in termini di energia.
Devo dire che sono contento che l'esperimento sulla Paura abbia avuto un buon riscontro di pubblico. Il primo, indispensabile passo è stato fatto. Sto organizzando le idee, ogni giorno ho uno spunto in piu' che prende forma, come una piccola scultura di sapone. Inizierò a breve a scrivere il primo racconto, anche se, al momento, non so se seguirò l'ordine cronologico dei commenti. L'ispirazione è casuale, dettata dall'altalena di stati d'animo di questo periodo e non voglio forzarla. Voglio che sia libera. Dato l'impegno preso, comunque, cercherò di non adagiarmi sugli allori, anche se potrebbero saltare fuori dei piccoli Mostri di Frankestein di più di qualche pagina...
Ad ogni modo, vi ringrazio. Vorrei riuscire a partecipare di più ai vostri commenti, a comunicare meglio con tutti voi. La comunicazione bi-direzionale porta sempre ad una crescita, a un confronto utile. Libero. In questo periodo mi riesce difficile, ma ci sto provando. E ci riuscirò, promesso.
Spengo il ventilatore che ho tra le gambe e ricomincio la mia delirante attività.
GiraGiraGira Gira Gira Gira Gi...
"Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce"
Tucidide
Negli ultimi tempi, mi sono spesso ritrovato a ragionare sul mondo che mi circonda in maniera più profonda di quanto abbia fatto in passato. Ho speso ore ed ore a cercare di capirne i meccanismi, a sfilacciare quelle reti invisibili che ci imprigionano lasciandoci solo l'illusione di essere liberi.
Dov'è che finisce il vero senso di libertà? Cosa ci limita, cosa ci impedisce di superare le nostre barriere?
Ho trovato solo una risposta.
Paura.
Da sempre, l'uomo è prigioniero delle sue Paure. Paura dei giudizi, delle situazioni, delle differenze. Di tutto quello che non può o che non riesce a capire.
Nasce strisciando sotto forma di Indifferenza, si sviluppa e cresce. Diventa Diffidenza, Intolleranza. Odio.
Fiorisce, putrida, in Paura.
Perchè? Vorrei capirlo attraverso un piccolo esperimento. O un gioco se preferite. E' un pò di tempo che non scrivo dei racconti perchè non riesco a concentrarmi. A trovare un'idea da sviluppare.
Datemele voi.
Commentate questo post raccontandomi la vostra più grande Paura.
Io cercherò di darle forma, tenterò di trasformarla in un racconto. E cercherò di superare i miei limiti.
Che l’esperimento abbia inizio…
E' tempo di esperimenti. Un modo intelligente per riempire queste notti troppo bianche per essere riposanti.
Cambiamenti, interattività. Gli stati di disagio generano una creatività dettata dal bisogno di esternare.
Io cambio.
Il blog mi seguirà in questa metamorfosi. Spero continuerete a seguirmi anche voi.
Sapete, potrebbe diventare addirittura... interessante!
Niente da fare. Mi giro e mi rigiro nel letto fino a consumarmi, il caldo non mi dà tregua e l'insonnia torna ad essermi amica nonchè compagna fedele nelle mie notti bianche. Forzate.
Ovviamente, meno dormo, più sono nervoso. Più sono nervoso, meno sono accomodante.
E tutto questo può essere un problema.
Televisione.
Distributrice capillare di paura, diffidenza, odio e stupidità.
Ho deciso di tenerla spenta ad oltranza, non voglio che possa farmi più danni di quelli che già mi ha causato: ho scelto di non essere più una vittima di questa lobotomizzazione di massa che sta andando avanti da anni. Anzi, decenni.
Voglio usare la mia testa per valutare. Voglio guardare i miei film, quelli veri. Voglio essere libero di pensare e spezzare tutte le catene dei pregiudizi che un sistema sbagliato vuole stringermi al collo.
Voglio lasciare la TV spenta con unica eccezione per i sempre più rari documentari. Quelli che fanno sognare di viaggiare per vedere le meraviglie e gli orrori di questo mondo con i propri occhi.
Il resto, è merda. Concime letale e corrotto per il cervello. Ma non per il mio. Non più.
Caldo. Troppo caldo. Accompagnato da un senso di umida oppressione, scambierei volentieri i miei sgangherati polmoni con delle più pratiche branchie. E come molecole eccitate dal calore, i miei neuroni cozzano l'uno contro l'altro provocandomi disagio.
Ansie. Paure. Senso di soffocamento mentale.
Cerco di proiettare acqua nei miei pensieri. Vita concentrata in piccole, fresche gocce. Provo a rinascere nuovamente, a cercare uno scopo e un traguardo senza perdere di vista ciò che mi circonda.
Con l'estate, finirà anche la stasi. Sì, finirà.
"...in qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi..."
Una piccola parte dell'Antico Giuramento di Ippocrate.
Un mondo dove i medici vengono meno a dei princìpi fondamentali della loro professione, dove il matrimonio non vale più di un conto corrente e di un assegno di mantenimento, dove calpestiamo la memoria di quei ragazzi morti per creare l'unità di un Paese nel quale le forze politiche sanno solo sputarsi addosso.
Cosa ci resta? Che senso ha giurare il falso? La solennità di un atto trasformata in banalità sembra essere diventata la prassi quotidiana.
Mantenere la parola data. Impegnarsi. Rispettare. Curare. Tra poco, queste piccole parole spariranno perfino dai vocabolari di tutto il mondo. Ed è solo colpa nostra.